Cantare la Rivoluzione spagnola – Note Bandite: Resistenza 13

Tra il 16 e il 17 luglio del 1936 il generale Francisco Franco ammutinò la sua guarnigione militare in Marocco, guidando un colpo di stato contro la Repubblica. Pochi giorni dopo i due principali sindacati (CNT e UGT) convocarono uno sciopero generale in risposta al sollevamento dei militari e all’apatia dello Stato. Contemporaneamente alla guerra però, i libertari crearono strutture amministrative popolari non statali e svilupparono le collettivizzazioni. A supporto della Repubblica accorsero le Brigate Internazionali, combattenti da mezzo mondo che controbilanciarono il supporto che Hitler e Mussolini diedero ai falangisti.

Nel pieno della guerra gli stalinisti imposero la normalizzazione dei processi di collettivizzazione e repressero anarchici e comunisti dissidenti.

Le canzoni hanno accompagnato le battaglie e le vittorie dei libertari iberici. Quelle parole, a 90 anni di distanza, ci permettono di rispolverare le lotte, le speranze e il sangue versato dalla Spagna libertaria in quegli anni.

1 CHORALE DURRUTI – ¡A LAS BARRICADAS!

2 LUDD – QUESTA NOSTRA VITA

3 LETIZIA FUOCHI – BLANCA MARIPOSA

1 Chorale Durruti – ¡A las barricadas!

Si traduce con “Alle barricate!” il canto anarchico più famoso della Rivoluzione spagnola. Un brano che ha saputo attraversare le epoche e i continenti, reinventandosi attraverso i generi e le generazioni, cantato e conosciuto ancora oggi. “¡A las barricadas! ¡A las barricadas! / por el triunfo de la Confederación”. Si tratta di un inno della CNT (Confederación Nacional del Trabajo), organizzazione anarco-sindacale fondata in Spagna negli anni ’10 del Novecento, che raccoglieva l’eredità bakuninista dei tempi della Prima Internazionale, che giocherà un ruolo fondamentale nel 1936-39. Con oltre un milione di iscritti questo sindacato promuoverà le collettivizzazioni e sbarrerà l’avanzata dei golpisti. “El bien más preciado es la libertad / hay que defenderla con fe y valor”.

L’aria su cui si cantano queste parole è quella della Warsavianka (o Varšavjanka), canto di lotta polacco nato nel lontano 1879, che probabilmente si rifà ad un canto omonimo del 1831. L’aria potrebbe venire da un canto popolare russo, ed è proprio nella Russia anti-zarista che il brano, tradotto dal polacco, diverrà simbolo della Prima Rivoluzione del 1905.

Va da sé che ogni rivoluzione e ogni rivolta hanno sempre una minima dose di avventura nelle loro cronache, i canti nascono, accompagnano e fomentano queste spinte di lotta ma non è sempre facile e possibile riuscire a ricostruire esattamente le loro origini. Fino a pochi anni fa non era chiaro come un inno dell’est Europa fosse arrivato in Spagna, tra l’altro prima delle Brigate Internazionali, ma grazie a Riccardo Venturi oggi sappiamo molto di A las barricadas. Questo inno venne infatti scritto nei primi anni ’30 da Valeriano Orobón Fernández, giovane anarcosindacalista che nel novembre del 1933 pubblica il primo testo della canzone sul settimanale della CNT-FAI. Si chiamava Marcha Triunfal, e “alle barricate!” era solo il sottotitolo, ma la memoria sovversiva e cantata consacreranno per sempre quest’ultimo come il nome “ufficiale” del pezzo. Negli anni successivi Valeriano dovette affrontare molte carcerazioni e, ammalatosi, morì nel 1936, prima del golpe franchista. In sua memoria sarà intitolato dagli anarcosindacalisti un battaglione che combatté su vari fronti, e anche un gruppo sovversivo attivo nel ’68 sotto il franchismo. Sul sito “Canzoni Contro la Guerra”, giustamente, A las barricadas è un capitoletto della mega pagina della Warsavianka, dove si possono trovare il canto e le sue varianti in (quasi) ogni lingua del mondo. E proprio lì Riccardo Venturi ci racconta come la melodia anti-zar sia arrivata alle orecchie dei compagni spagnoli. Sarebbe tutto merito di Alfred Schulte, anarco-sindacalista tedesco che nel 1932 visitò i compagni spagnoli e venne ospitato proprio da Valeriano e da sua moglie Hildegart Taege, di origini tedesche. Anche Valeriano conosceva quella lingua e aveva tradotto per gli iberici la biografia di Max Nettlau scritta da Rudolf Rocker.

Nelle ricostruzioni del canto popolare e di protesta spesso si fa attenzione ai canti più duri che i sovversivi scandivano nei cortei, o alle pagine di giornali e fogli volanti che circolavano tra scioperi e luoghi di lavoro o alle denunce delle forze di pubblica sicurezza che intercettavano i canti dei ribelli. Troppo spesso però ci si dimentica che ogni rivoluzionario poi le canzoni di lotta le porta nel cuore, e le canta anche tra sé sotto la doccia o nella vasca da bagno. E proprio lì sarebbe nata A las barricadas; Valeriano Orobón Fernández la udì intonata da Alfred Schulte che si stava rinfrescando, il quale venne interrotto nel suo momento intimo per scrivere il testo da lui cantato. Assieme alla moglie, l’anarcosindacalista lo tradusse in spagnolo donandoci il testo che ancora oggi conosciamo. Questo brano inaugura l’album Chants anarchistes de la guerre d’Espagne, inciso in Francia dalla Chorale Durruti (era formata da un gruppo libertario giovanile di Parigi con uomini e donne francesi, spagnoli e bulgari), che raccoglieva le più famose canzoni del movimento, da quelle precedenti alla guerra a quelle nate sul fronte contro i falangisti. L’album è stato ristampato su cd nel 2018 da stella*nera, Ateneo degli Imperfetti di Marghera e il Centro Studi Libertari di Milano. Nel libricino ci sono i testi e la storia di come arrivò nelle mani dei compagni italiani nelle prime assemblee della CNT nei mesi successivi la morte di Franco.
En pie el pueblo obrero, a la batalla / hay que derrocar a la reacción”. Un brano che ancora oggi risuona con l’esperienza kurda del Rojava in adattamenti hip hop, o cover black metal scandinave, “Alle barricate!” ci fa ancora cantare in modi diversissimi, a tutte le latitudini ma sempre con lo stesso ritmo.

2 Ludd – Questa nostra vita

Subito dopo il golpe dei generali contro la Repubblica, iniziò l’organizzazione della difesa militare. Gli anarchici, e tutte le forze rivoluzionarie, dovevano quindi combattere per vincere la guerra e consolidare la rivoluzione. Su queste basi e con questa prospettiva operava per esempio la Columna de Hierro, nata a inizio agosto del ’36 ad opera di 3000 miliziani. Con il passare dei mesi anche CNT e FAI accettarono la militarizzazione delle milizie richiesta dal governo di Madrid, la Colonna di Ferro sarà quella che più di tutte resisterà a questo imperativo, pagandone un carissimo prezzo. “E il tempo passava volando / e le fatiche non entravano nel mio corpo / e il mio entusiasmo aumentava / e diventavo temerario / e al mattino uscivo a cercare il mio nemico / e… tutto questo per cambiare la vita / per imprimere un altro ritmo / a questa nostra vita”. Queste parole provengono da Protesta davanti ai libertari del presente e del futuro sulle capitolazioni del 1937, apparso a puntate sul quotidiano della FAI “Nosotros” nel marzo del ’37, e sono diventate il testo di una canzone dei Ludd. Il passo poetico e senza riferimenti diretti ed espliciti alle vicende spagnole, si trova nelle prime pagine dello scritto firmato da “Un «incontrolado» della Colonna di Ferro”, pubblicato in italiano da Nautilus (seconda edizione, 2006), con cui la casa editrice torinese inaugurò il suo viaggio editoriale negli anni ’80. Forse non è un caso che all’ombra della Mole, tra gli anni ’90 e 2000, era attiva una band hc-straight edge che per nome aveva scelto proprio Columna de Hierro. L’hardcore vecchia scuola dei Ludd nei testi non manca sicuramente di importanti riferimenti storici, politici e poetici e questo brano non fa eccezione: “Perché gli uomini possano essere fratelli / perché la gioia, almeno una volta / esplodendo nei nostri petti / esplodesse sulla Terra / Perché la rivoluzione / potesse essere una realtà”. Il brano è contenuto nel loro secondo album “È tempo di partire”, inaugurato da “Io li odio i nazisti dell’Illinois” dei Blues Brothers in Proteggimi, che prosegue poi in 18 Marzo 1921 dedicata alla Comune dei marinai di Kronstadt con un testo ripreso dai notiziari dell’epoca, dove troviamo anche pezzi tratti da poesie di Montale e Ingeborg Bachmann. Nel cd esplicitano che il loro hc militante suona solo in “situazioni autogestite: niente partiti o sindacati, niente sponsor o finanziamenti istituzionali”. Nel loro lavoro più recente Un silenzio vivente, campeggia in copertina, in un magnifico collage, la celebre foto di una miliziana della Spagna del ’36 che sorride fiera con la città sullo sfondo.

3 Letizia Fuochi – Blanca Mariposa

“La scelta” è un disco del 2025 pubblicato dalla cantautrice Letizia Fuochi, il titolo si riferisce al momento e alla decisione che portarono uomini e donne a combattere il fascismo. Lo sguardo in copertina coi colori della bandiera della Repubblica Spagnola (viola, giallo e rosso) ci preannuncia già che non si tratterà solamente della Resistenza ‘43-45 in Italia. Blanca Mariposa infatti è un brano, cantato anche in castigliano, che racconta la Guerra civile spagnola e le violenze dei falangisti. “Muri sbucciati dal tempo dai sogni / Odore di pallottole roventi / Polvere sulla bocca nei ricordi / Calcinacci dell’anima / Brividi di paura, sangue e gloria / E sulla rambla si spara ancora”. L’opera della cantautrice (storica di formazione), pubblicata da Materiali Sonori, è frutto di ricerche attraverso libri, archivi e testimonianze. Letizia Fuochi attraverso il teatro-canzone porta queste storie dove una lezione scolastica non potrebbe arrivare, come afferma lei stessa. In Blanca Mariposa possiamo sentire la partecipazione di Francesca Breschi, già cantante nel quartetto vocale di Giovanna Marini. “Storia di Spagna, bizzarra creatura / Intreccio di sacro e di profano / Sguaini la croce, poi baci la spada / E benedici i tuoi peccati / Mani lorde, ventre sazio / Mentre la terra muore di fame”.
E dopo il ricordo del ruolo della Chiesa nell’oppressione degli spagnoli e il supporto a Franco, un’altra strofa riassume il bombardamento di Guernica e l’iconico quadro di Picasso: “26 aprile, piazza del mercato, / la legione Condor sta arrivando. / Oscura i cieli, / dimostra la sua forza bombardando, / ed il fioco grido del cavallo / ci guarda e ci parla ancora”.

En.Ri-ot

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